15 canzoni cult incise da calciatori (di cui 10 agghiaccianti)

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi passerà tutta la sua vita a credersi stupido.

In un mondo senza calcio questa citazione, generalmente attribuita ad Albert Einstein, sarebbe il conforto ideale per tutti gli atleti del pallone che nell’arco della loro carriera hanno avuto la malsana idea di incidere un brano musicale senza preoccuparsi delle conseguenze.

In un mondo senza calcio oggi vi racconteremmo la storia di dieci pesci disperati impegnati a scalare un albero, e di sei pesci voltanti che almeno un ramo l’hanno provato a sfiorare.

Molti calciatori hanno inciso inni o omaggi alla propria squadra, o si sono uniti ad altri colleghi per incidere brani a scopo benefico. In questa sede non prenderemo in considerazione esperienze di questo tipo, poiché riteniamo le prime giustificabili a livello folkloristico e le seconde plausibili sul piano umanitario. Ci concentreremo piuttosto sui tentativi di dire la propria nel mondo della musica, partendo da quello del calcio.

Genio e sregolatezza, eclettismo, duttilità tattica, capacità di ricoprire più ruoli. Scordiamocele, partiamo con i dieci tentativi andati male. In alcuni casi, malissimo.

10. Glenn Hoddle e Chris Waddle — Diamonds Lights (1987)

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Un trequartista, un’ala, due istituzioni del calcio inglese anni ’80. Il loro sforzo musicale combinato, che risale a quando entrambi militavano nel Tottenham, comprende anche un video patinato che racchiude in sé tutto il peggio del pop inglese anni ’80, tra cui una bionda che scompare a soffietto e quando ricompare guarda fisso in camera. Il risultato è una versione del Tuodì dei Tears for Fears. C’è da dire che cantano bene, almeno.

09. Franz Beckenbauer — Du bist das Gluck/1:0 fur die Liebe (1967)

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Nell’anno in cui i Beatles rivoluzionavano il mondo della musica leggera con il Sgt Pepper’s, il Kaiser Beckenbauer pubblicava questo doppio singolo smielato e insulso come il gesto di baciare la maglia dopo un gol in allenamento, con gli spalti vuoti. Franz era recidivo: nella rete si trovano anche altri suoi singoli altrettanto insipidi. In ogni caso sì, la traduzione del lato B di questo obbrobrio è davvero “1 a 0 per l’amore”.

08. Djibril Cissé — Shake (2006)

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Il gol più importante di quello che ha provato a sfondare nella musica con il nome Dj-Ibril. E con liriche potenti come “Ain’t nothing, start fucking” ci è andato vicinissimo.

07. Youri Djorkaeff — Vivre dans la lumière

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Everybody put your hands up per il Will Smith di Appiano Gentile. Un’esperienza very 90s, ai limiti del sopportabile.

06. Paul Gascoigne — Fog on the Tyne (1990)

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Il grande Gazza si cimenta in una cover remixata di un vecchio successo dei Lindisfarne in cui, praticamente, non canta mai. Si limita solo a leggere il testo tenendo il ritmo. So bad it’s good.

05. Paolo Rossi — Domenica alle tre (1980)

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“Gli avversari miei han tutti gli occhi tuoi/ vedo in testa a loro i tuoi capelli d’oro/e abbraccio un giocatore /in area di rigore”. L’autoironia di Pablito non è sufficiente a perdonargli questo insensato spargimento di sangue canoro. Se i gol fossero stati note, il bomber di Spagna ’82 non avrebbe centrato neanche una porta vuota.

04. Ruud Gullit — Not the dancing kind (1984)

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Immaginate un quindicenne che si chiude in cameretta a registrare con Cubase un singolo reggae avendo in testa Bob Marley, ma gli rimane pressato al massimo il riverbero e l’amico tastierista si accascia privo di sensi sulla pianola, finendo per suonare la stessa nota con la testa per 3 minuti e 10. Magico Ruud.

03. Carlitos Tevez — Dejala

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Difficile capire quale delle diverse voci stonate che si sentono all’interno del brano sia quella dell’Apache Tevez. A giudicare dai live che si trovano in rete dei Piola Vago, crew di Buenos Aires che con Carlitos condivide il quartiere d’origine, è lecito immaginare che sia quella che più ricorda una campana sorda. Epico il synth che chiude il pezzo come nel peggior incubo di Peter Gabriel.

02. Juary — Sarà così (1981)

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Quando nel 1980 riaprirono le frontiere ricominciò la caccia al campione esotico anche da parte delle squadre di Serie A che lottavano per la salvezza. L’Avellino portò in Italia Jorge Juary, 1,68 m di entusiasmo brasileiro, che rimase nello Stivale per cinque stagioni, militando anche nell’Inter, all’Ascoli e nella Cremonese, prima di andare a vincere una Coppa dei Campioni con la maglia del Porto. Nel 1981 qualcuno gli fece incidere un singolo dalla partenza melodica agrodolce che poi prova a redimere la sua saudade nel ritornello, a opera di una samba toda joya toda beleza, in cui però lui non canta, lasciando tutto il lavoro sporco al coro. E grazie a dio, dato che la sua voce è flebile e sgraziata come un gessetto timido che non riesce nemmeno a stridere su una lavagna.

01. Johan Cruyff — Oei Oei Oei (Dat Was Me Weer Een Loei)

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Johan Cruyff è uno di quegli esseri umani dall’alone semidivino che immagini infallibile e maestoso in qualsiasi azione quotidiana lui intraprenda, dall’inventare finte impossibili al prendere l’ascensore. E invece è una pippa a cantare. Una pippa amara. Ma a livelli che fanno sembrare Paolo Rossi una specie di Claudio Villa con la bronchite. Il suo singolo onomatopeico, poi, è un incrocio tra un exploit etilico di una banda di paese e uno dei pezzi tratti dall’Indietro tutta di arboriana memoria. Oei oei oei — sì, la vità è tutta un quiz.

Coloro che si salvano in corner

In mezzo a tanto spleen musicale, siamo riusciti a trovare anche qualche esempio di calciatore che, pur non avendo nessun futuro nella musica, è riuscito se non altro a confezionare un prodotto simpatico, o degno di assurgere alla qualifica di cult.

Andy Cole — Outstanding

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Andy Cole non è soltanto uno dei migliori cannonieri nella storia della Premier League, ma si rivela anche un discreto rapper. Avremmo voluto però il featuring di Dwight Yorke.

Clint Dempsey — Don’t tread

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Ragazzi, il centrocampista statunitense Clint Dempsey, oltre a essere uno dei meno peggio tra i giocatori a stelle e strisce, è anche un Eminem atletico che fa le rime perché il calcio è la sua vita, yo.

Beppe Savoldi — 

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I tifosi di Napoli e Bologna se lo ricordano come un bomberone tra i più rappresentativi della Serie A anni ’70, i tifosi della Reggina riconosceranno in lui il padre del cannoniere di categoria Gianluca, la storia della musica italiana invece lo saluta come un turista del 45 giri che confeziona una canzuncella col ritornello in lingua napoletana, senza pretese ma solare, grazie a una voce non eccelsa ma che si avvale di un senso della musicalità che la fa rientrare nei canoni della simpatia. (purtroppo, ad oggi, il video di Uè è introvabile, celato dai POTERI FORTI)

Kevin Keegan — Head Over Heels in Love

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La leggenda del Liverpool Kevin Keegan confeziona una ballata pop senza guizzi ma con un’orchestrazione spensierata che fa pensare agli Electric Light Orchestra a bagnomaria nell’acqua di rose. Il brano è senza infamia e senza lode, ma lui non canta male e, a contestualizzarlo nella seconda metà degli anni ’70, possiamo dire di aver ascoltato di peggio. E poi lo ammetto, ho un debole per quelle sonorità strombettate che affibbiavano ai minuscoli assoli di chitarra tra una strofa e l’altra.

Giorgio Chinaglia — I’m Football Crazy

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Un vero e proprio cult, non fosse altro perché è un pezzo scritto dagli indimenticabili Oliver Onions (al secolo i fratelli Guido e Maurizio De Angelis, compositori di colonne sonore per decine di commedie all’italiana e tifosi laziali) a cui Long John presta la voce. Afona, neanche a dirlo, ma a differenza di altri tentativi di colleghi andati a male, il bomber della Lazio campione d’Italia aveva alle spalle due leggende. E infatti uno chiude gli occhi e si immagina un film sul calcio con Bud Spencer nei panni dell’allenatore burbero che difende Materazzi dai bulli.