Fofana begins

Prendete Pogba, Pjanic ed Higuain e paragonate il clamore del loro acquisto, durante l’ultimo mercato estivo, a quello suscitato dall’approdo di Seko Mohamed Fofana nel nostro campionato. Noterete un dislivello di clamore comprensibile, ma tutto sommato ingiusto, in quanto l’Udinese ha acquistato sì un prospetto, ma in grado di diventare un giocatore potenzialmente universale.

Fofana Origins

Esordisce col Lorient B nel 2012, ma l’anno dopo viene già insignito del premio “Player of the Year” grazie alla stagione disputata con la squadra B del Manchester City, società che lo acquista proprio nell’estate del 2013 e lo manda a fare esperienza prima al Fulham e poi al Bastia. Tornato in Francia, disputa la sua miglior stagione collezionando 32 presenze ed un gol. I dirigenti dell’Udinese l’hanno poi strappato a Guardiola per appena 3,5 milioni di euro.

Per caratteristiche tecniche e tattiche, oltre che per le eleganti movenze in campo, lo accostano a Yaya Tourè, gli addetti ai lavori si illudono possa raccogliere la sua eredità nei Citizens, ma Pep Guardiola è di diverso avviso. Dal suo arrivo infatti per giocatori come il francese non c’è più posto, per via di un’idea di gioco a cui lo spagnolo non hai mai rinunciato. Proprio come ai tempi del suo Barcellona, quando proprio al posto di uno dei migliori Yaya Toure di sempre preferì un giovane canterano di nome Sergio Busquets.

L’antifona era già fin troppo chiara, ma a decidere la questione pensa la dirigenza degli sceicchi, perché anche l’allenatore che lo ha plasmato a sua immagine e somiglianza nelle giovanili, Patrick Vieira (un altro a cui somiglia non poco), viene sostituito dal gallese Simon Davies. Era il tempo di cambiare aria, di cogliere l’attimo.

Sekò sceglie allora l’Udinese e la Serie A, e stupisce la disinvoltura della sua scelta, probabilmente uno con alle spalle il suo background di talento e qualità fisiche avrebbe potuto mirare a un club più altisonante per tentare un all in. È evidente invece la volontà del ragazzo di poter crescere ulteriormente oltre al fatto di riconoscere i benefici che il tatticismo italiano può apportare al suo calcio. D’altronde l’ambizione del giocatore è chiara, o non avrebbe risposto picche alla convocazione della Costa d’Avorio, fresca vincitrice della Coppa d’Africa nel 2015, per giocarsi le proprie carte nel centrocampo della Francia dei “colleghi illustri” Matuidi, Sissoko, Pogba e N’Golo Kantè.

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Fofana in campo

Venendo ai pregi sul terreno di gioco, è la duttilità tattica a renderlo un calciatore unico nel suo genere: il suo ruolo principale, infatti, è quello di centrocampista centrale nel 4–3–3, ma ricopre in scioltezza anche quello di mediano o trequartista; nello stesso schema a Bastia, inoltre, è stato utilizzato fruttuosamente anche come mezzala destra.

Totalmente al servizio della squadra, Sekò è in grado di svolgere le due fasi di interdizione e costruzione del gioco, supporta le punte in fase di ripartenza, ha tempi di inserimento e non disdegna la rifinitura per gli attaccanti. Bravo nel leggere le situazioni di gioco, predilige l’anticipo sulla linea di passaggio avversaria ma al tempo stesso non si fa pregare nell’affondare il tackle aggressivo quando occorre. Tendenzialmente corretto, è abbastanza efficace nei disimpegni palla al piede rischiando raramente di perdere il pallone; altro pregio, a dispetto dei suoi 183 centimetri per 74 chili, è la grande mobilità per non dare riferimenti ai diretti marcatori.

Particolare attenzione merita però la sua gestione della fase offensiva: usa infatti entrambi i piedi quasi indistintamente per appoggiare il pallone o tentare la conclusione a rete, ed ha abbastanza coraggio per inoltrarsi in percussioni solitarie palla al piede condite da dribbling efficaci e tiri di difficile lettura per i portieri. Grazie al suo strapotere fisico risulta devastante negli ultimi trenta metri, ma è a ridosso dell’area di rigore che diventa implacabile, potendo saltare l’uomo e servire il compagno libero oppure cercare il gol con parabole imprendibili.

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Dove può migliorare Fofana

Data la giovane età, ovviamente Fofana presenta anche dei difetti. Pur giocando nella posizione canonica del regista nel 4–3–3 o nel 3–5–2, non può definirsi completo come tale: nelle sue corde non ha (ancora) il lancio lungo e non possiede una gran visione di gioco periferica, mentre preferisce giocare velocemente il pallone sui compagni di reparto, che dovranno essere necessariamente giocatori di movimento abili nel liberarsi e proporsi per il passaggio. Senza i giusti movimenti senza palla soffre un po’ il pressing avversario commettendo qualche errore di impostazione. In più, cosa non da poco, non si trova suo agio con calciatori che tendono a portare molto il pallone come Hallfredsson (che non a caso da quando Fofana ha scalato le gerarchie è scomparso dai radar di Del Neri). Non è chiaramente un giocatore da 4–2–3–1, con le mezz’ali pronte a strappare o centrocampisti “trattori”che lo penalizzano nelle sue percussioni centrali quanto a trovare i tempi di gioco, invece fondamentali per un giocare possente ma di grande movimento come lui.

In Italia non si concede le licenze offensive ammirate contro i suoi mingherlini parietà nella Youth League o nei campionati nazionali, e più diligentemente occupa alternativamente la posizione di mezz’ala senza grossi oneri difensivi o, in casi isolati, il centrale davanti alla difesa. Questo non gli impedisce però di segnare gol come quello siglato l’ultima domenica, che rivelano l’immenso potenziale di crescita e tutta la bontà tecnica di un calciatore di cui sentiremo parlare. A lungo.