Vecchi amici, nuovi amici

TAPPA 1 — GERUSALEMME ITT
4 MAGGIO 2018–10,1 KM

Vincitore: Tom Dumoulin

Maglia Rosa: Tom Dumoulin

L’eccitazione di essere tornati nasconde sempre un sentimento ambivalente, come quando ti rivedi con un vecchio amico e non sai se il rapporto è ancora quello e allora vai in punta di piedi. Tu hai la tua vita, lui ha la sua vita.

Poi però ci si scopre, come quella volta che Froome si fece trainare dall’ammiraglia nel 2010, la sua ultima apparizione sulle strade del Giro. Quest’anno è tornato, il suo grande ritorno alla corsa rosa. Cade in ricognizione, delude a cronometro, perché in fondo i titoli vinti svaniscono di fronte alla sensazione di essere tornato, ma di non essere più tanto amici, o forse sì, è presto per dirlo.

Un vecchio amico, come quel Tom Dumoulin che un anno fa non ha concesso a nessuno di entrargli sottopelle, d’altronde i nuovi amici sono quelli che arraffano il piatto perché vivono nel momento, ma diventano presto anche loro vecchi amici, basta una nuova infatuazione e addio novità. Il mantello rosa è sparito ma contro il tempo non c’è storia, e allora come se non fosse successo niente, amici come prima, torna a vestire rosa che tanto nessuno merita quell’effige più di te.

Vecchi amici, nuovi amici, quelli che tornano, quelli che vanno, il Giro d’Italia è una gigantesca porta girevole attraverso la quale i campioni passano e poi restano, oppure ripartono, dipende da tante cose.

Per esempio Fabio Aru è tornato, dopo due anni di astinenza perché il talento imponeva di misurarsi anche su altri circuiti. Lo abbiamo visto in giallo, vorremmo vederlo in rosa, magari anche al traguardo finale, sognare non costa nulla, terzo nel 2014, secondo nel 2015, vecchi amici ma neanche troppo.

Nuovi amici, come Miguel Angel Lopez, la speranza dell’Astana, l’ultima squadra a poter vestire con i suoi colori un vecchio amico, che adesso guarda da lontano, da qualche parte non meglio indicata, ma Michele guarda. Se dovesse essere il Giro di Lopez sarà il Giro di un nuovo amico, ma anche il Giro di un vecchio amico, noi lo sappiamo.

Vecchi amici, anzi vecchissimi, la prima volta nel 2005, poi altre dodici, nessuno nella lista dei partenti ha partecipato a più edizioni del Giro d’Italia di Domenico Pozzovivo. Ancora tu? Ancora lui, come se niente fosse cambiato. In realtà è cambiato tutto, i lineamenti sul volto dello scalatore non sono più quelli del ragazzino impavido, anche se 35 primavere sono niente in confronto alle 101 portate egregiamente dalla corsa. Tanto vale abbracciarci, ancora una volta, e magari regaliamoci anche qualche soddisfazione a vicenda, senza Nibali la Bahrain è votata interamente a lui, lui che è un vecchio amico.

Il Giro è fatto così; passa il tempo con i nuovi amici, tre giorni con lo Stato d’Israele come nessuna corsa aveva mai fatto, poi torna da quelli vecchi, l’Etna, Prato Nevoso, lo Zoncolan, il Colle delle Finestre, una bevuta, una vecchia battuta, amici come prima.

Il Giro è fatto così; anche per chi lo guarda, per chi lo ascolta, ha il sapore della nostalgia o forse ha quello della novità, scandisce il tempo che passa, anno dopo anno, il Giro rimane, il resto cambia. Un po’ come i nuovi amici, un po’ come i vecchi amici.